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ORTOEPIA FACILE

Cos’è l’ortoepìa?

E’ la corretta pronunzia di una lingua; il termine deriva dal greco orthoépeia, composto di orthós ‘retto’ e épos ‘parola’. Il nostro corso compatto vuole essere uno strumento divertente per migliorare la dizione e per capire meglio i fenomeni fonetici. Il principale testo di riferimento è il “Corso di Ortoepia” dei Prof.ri Antonio Mura e Laura Cotogni, ma sono stati consultati anche altri testi presenti nella nostra biblioteca e, in particolare, “La parola” di M. Iadarola e F. Marchisio.

 


MIGLIORARE LA DIZIONE E LA VELOCITA’ DI LETTURA

 

Leggi velocemente, per tre volte, i seguenti scioglilingua

Tigri contro tigri, tre tigri contro tre tigri

 

Una rara rana nera nella rena errò una sera,

una rara rana bianca sulla rena errò stanca

 

Odo di duddo inventò il diodo.

 

Sopra quattro rossi sassi quattro grossi gatti rossi

 

Leggi con espressione:

L’ASINELLO DI GUGLIELMO

L’asinello di Guglielmo

è assai ghiotto di trifoglio:

se lo vede scalcia e raglia

e rifiuta poi la paglia.

I conigli, al parapiglia,

scappan via nella boscaglia.

Giunge ormai l’ora di cena:

presto presto la tovaglia,

di vinello la bottiglia,

le patate con le quaglie.

Poi si chiudono le ciglia

ed il sonno tutti piglia:

dorme e russa la famiglia,

fino al trillo della sveglia.

(R. Carotenuto)

ALTRI ESERCIZI DI LETTURA (TUTTI GLI SCIOGLILINGUA A SEGUIRE VANNO LETTI -PRECISAMENTE- ED ENTRO DUE MINUTI.

Sa chi sa se sa chi sa

che se sa non sa se sa,

sol chi sa che nulla sa

ne sa piu di chi ne sa.

 

Tre tozzi di pan secco

in tre strette tasche stanno;

in tre tasche stan

tre tozzi di pan secco.

 

Se la serva non ti serve,

a che serve che ti serve

di una serva che non serve?

Serviti di una serva che serve,

e se questa non ti serve,

serviti dei miei servi.

 

Il Papa

pesa

e pesta

il pepe

a Pisa

e Pisa

pesa

e pesta

il pepe

al Papa

 

Sul mare ci sono

nove navi nuove

una delle nove

non vuole navigare.

 

Sul tagliere l’aglio taglia.

Non tagliare la tovaglia.

La tovaglia non é aglio.

Se la tagli fai uno sbaglio.

 

Dietro a quel palazzo

c’é un povero cane pazzo.

Date un pezzo di pane

a quel povero cane.

 

Sereno e’

sereno sarà;

se non sarà seren

si rasserenerà

 

“C’è il questore in questura a quest’ora?”

“No non c’è il questore in questura a quest’ora,

perché se il questore fosse in questura a quest’ora

sarebbe questa la questura!”

 

Ti che te tachet i tacc

tachem i tacc a mi, che mi ti attachi a ti,

ti che te tachet i tacc.

Mi tacatt i tacca ti?

tachete ti i tò tacc!

Ti che te tachet i tacc!

 

Nel castello di Mister Pazzino de’ Pazzi

c’era una pazza che lavava

una pezza di pizzo nel pozzo.

Mister Pazzino de’ Pazzi diede

una pizza alla pazza che lavava

la pezza di pizzo nel pozzo.

La pazza rifiutò la pizza, così

Mister Pazzino de’ Pazzi buttò

la pazza, la pizza e la pezza nel pozzo

del castello di Mister Pazzino de’ Pazzi.

 

O postino che porti la posta,

dimmi postino che posta portasti.

 

Porta aperta per chi porta.

chi non porta, parta pure

poco importa.

 

Pietro Perrone, pregiato pittor perugino,

pinse pittura per poco prezzo.

Poi, pentitosi pel poco prezzo percepito,

partì per Perugia, proseguì per Palestina,

perì per perfidia pagana.

Pregategli perpetua pace.

 

La sveglia ruzzolò

per le scale

si fracassò

ora nessuno sa

a che ora si sveglierà

 

 

 

LE VOCALI

 

 

“A”

Ha sempre suono aperto
Es. alato, orata, amata, rasata ….

“E”

Può essere aperta (è) o chiusa (é)

Esempi di “e” aperta: elica, estero, ebano…

Esempi di “e” chiusa : ella, perché…

“I”

Ha sempre lo stesso suono stretto.

Esempi: imitare, invito, inutili, così…

“O”

Può avere suono aperto o chiuso.

Esempi di “o” aperta: olio, osso, orto…

Esempi di “o” chiusa: ora, onda, ordine …

“U”

Ha sempre lo stesso suono.

Ad esempio : unita, unità, uomo, uranio, urbanistica …

 

Leggi, ora, con espressione la seguente poesia originale.

 

Notte di San Lorenzo

E’ notte di San Lorenzo

e gemmeo è il cielo

e chiara la luna.

Piangono le stelle;

piange il cor mio

in ricordar affranto.

Triste, di uccelli notturni,

il canto m’affanna.

Vanno i pensieri miei

con le stelle cadenti

nella notte bruna

ma c’è la luna

che, tenue, rincora

me in pianto.

 

 

 

LE CONSONANTI

Le consonanti della lingua italiana sono:

B…C…D…F…G…H…L…M…N…P…Q…R…S…T…V…Z…

Sono di diverso tipo, a seconda degli organi fonatori utilizzati (labiali, dentali, palatali…) o del loro suono, come si rileva dal seguente specchio.

 

LABIALI

P B M F V

es. piede, bue, favola…

DENTALI

D T S N Z

es. dado, sarto…

LINGUALI

L R

es. luna, rosa…

GUTTURALI

C + A O U H e con altra consonante

G + A O U H e con altra consonante

es. cane, gomena, chiesa, ghisa, globo…

GUTTURALI

Q

es. quesito…

PALATALI

GL + I

es. figlio…

PALATALI

SC + E – SC + I

es. scivolo…

NASALI

M N GN

es. mantice, norma

SIBILANTI

F S V Z

es. sordo, vaso, mozzo…

 

 

In genere pronunciamo con maggiore facilità le consonanti “P” ed “M”, non a caso, i bambini molto piccoli le articolano perfettamente “p-pappa, m-mamma”…

Quelle più complicate sono indubbiamente la “R”, la “F” e la “Z”.

 

LABIALI

“B” e “P”

– B: baco… bene… bile… bue

– B doppia: babbo… abbaiare… abbaìno

– P: punta… palla… parola… papero

– P doppia: appetito…doppio… pappa…

 

DENTALI

“D”, “T”, “V” e “F”

– D: dare… dente… duro

– D doppia: addizione…freddo…addentare

– T: tana… topo… tubo

– T doppia: notte… dottore…lotto

– V: vero… vite…vela

– V doppia: avviare… avvocato… ovvio

– F: fame… fede… fido… farfalla

– F doppia: affare… affetto… affondare

 

CONSONANTI “L”, “R”, “M”, “N”.

– L: lana… leva… lupo

– L doppia: alla… bello… collo

– R: Roma… rana… rima.

– R doppia: arrivo… serra… orrore

– M: mano… modo… mela

– M doppia: mamma… gomma… ammalare

– N: naso… nave… neve

– N doppia: nonna… Anna… canne

 

I SUONI “GL” E “GN”

Il suono “GLI” lo rendiamo un gruppo di tre lettere: G – L – I in cui la G è appena pronunciata.

ESEMPI: egli… aglio… figlio.. foglio… maglio… miglio… meglio

ECCEZIONI: la G ha anche un suono duro come negli esempi: glicerina… glicine… negligenza, anglicano… anglosassone… glucosio…

 

Il suono “GNI” lo rendiamo un gruppo di tre lettere G – N – I. in cui la “G” si pronuncia appena.

ESEMPI: agnello… bagno… degno… legno…egli.

 

 

LE CONSONANTI “C”, “G”, “Q”

C e G hanno due diversi suoni:

DOLCE O PALATALE

C + E, C + I,

G + E, G + I,

ESEMPI: cena, cibo, gente, Giada.

NB. IL SUONO E’ SEMPRE DOLCE SE

ABBIAMO C + I + VOCALE

ESEMPI: ciurma, ciaramella.

DURO O GUTTURALE

C + A, C + O, C + U,

G + A, G + O, G + U,

ESEMPI: caso, casa, cuore,

gatto, gondola, gusto,

NB. SE ABBIAMO

C + H + VOCALE

G + H + VOCALE

IL SUONO E’ DURO

ESEMPI: Chieti, ghermire.

“C”, “G” DOPPIE

C DOLCE DOPPIA

Esempi: doccia, miccia, buccia…

C DURA DOPPIA

Esempi: cocco, occhio, accanto…

G DOLCE DOPPIA

Esempi: maggio, foraggio, fuggire, friggere…

G DURA DOPPIA

Esempi: agganciare, agguantare, agguato, fuggo…

 

LA “Q”

Il suono della “Q” è uguale a quella della “C” dura.

Esempi: quaranta, quadrato, quadro, quaglia…

La “Q” doppia in genere si rende con “CQ”; l’unica parola che si scrive con due “Q” è “soqquadro”.

Esempi: acqua, acquedotto, acquisto…

 

LE CONSONANTI “S”, “Z”

Possono avere suono aspro e dolce.

.

ASPRO O SORDO:

casa, riso, disegno…

zio, zappa, zuppa…

bozza, mazza, mazzuola…

DOLCE O SONORO:

rosa, sposa, accusa, ricusare…

zaino, zelo, zero…

azzardo, azzurro, bizzarro…

 

In generale, anche se non c’è una regola per dire se la parola ha “s” aspra o dolce,

– S+B, D, G, L, M, N, V = dolce (es. sbarbarsi, sdebitarsi, sgattaiolare…)

– con le altre consonanti e seguita da vocale è aspra (es. sasso, scagliare…).

GLI OMONIMI

APERTE

è = verbo

esse = lettera del’alfabeto

venti = nome comune

pesca = frutto

tema = argomento

accetta = verbo

rosa = fiore o colore

tè = bevanda

collèga = nome

CHIUSE

e = congiunzione

esse = pronome personale

venti = numero

pesca = verbo

tema = paura

accetta = scura

rosa = verbo

te = pronome

collega = verbo

Le precedenti parole sono dette “omonimi”, perché hanno la stessa grafia ma significati diversi.

Si ricorda che:

  • le parole che hanno lo stesso suono si dicono “omofone” (ad es. “miglio” che può essere una unità di misura o una pianta delle graminacee)

  • le parole che hanno la medesima grafie si dicono “omografe”(ad es. “pesca”=frutto e “pesca=sport)

 

LE TERMINAZIONI DELLE PAROLE

 

APERTE

– diminutivi.

Esempi: venticello, praticello, trovatello…

– terminazioni in “ense”, “ente”, “lento”, “esimo”, “estro”, “enzo”, “iere”, “iero”, “ezio”, “ezia”.

Esempi: amanuense, forense, clemente, cadente, sonnolento, turbolento, ventesimo, capestro, Silvestro, potenza, sapienza, cavaliere, pensiero, inezia, screzio…

– terminazioni in “orio”, “oria”, “occio”, “ozzo”, “otto”.

Esempi: gloria, storia, auditorio, ambulatorio, figlioccio, scagnozzo, aquilotto…

CHIUSE

-terminazioni in “mente”, “esco”, “ese”, “essa”, “evole”, “ezza”, “mento”, “eto”.

Esempio : lentamente, fedelmente, romanesco, francese, poetessa campionessa, lodevole, bellezza, mutamento, oliveto.

-terminazioni in “ore”, “oio”, “one”, “oso”.

Esempi: umore, timore, ballaoio, bottone, trombone, fastidioso…

 

LA PUNTEGGIATURA NELLA LETTURA DEL TESTO

Tener conto della punteggiatura è sempre fondamentale per una lettura corretta del testo ed anche per comprendere i vari periodi. Di seguito diamo alcune indicazioni che potrebbero rivelarsi molti utili.

PUNTO

indica la pausa più lunga che possiamo fare nella lettura.

LA VIRGOLA

Indica una pausa breve. Se vengono usate per definire un inciso, tenerne conto nella lettura mediante una adeguata intonazione (non cantilenante) della voce.

IL PUNTO E VIRGOLA

Indica una pausa più lunga della voce, una sosta nel pensiero, alla quale segue una ripresa del discorso.

I DUE PUNTI

Indicano una breve pausa sospensiva nel corpo di un periodo.

PUNTINI SOSPENSIVI

Si introducono in un discorso lasciato incompleto e per indicare una pausa forzata indice di perplessità ed esitazione.

PUNTO INTERROGATIVO

Indica una sospensione caratterizzata dal tono di domanda della voce.

PUNTO ESCLAMATIVO

Determina un’intonazione di voce di sorpresa, spavento, ira, ironia…

PUNTO MISTO (?!)

Esprime incredulità.

VIRGOLETTE e LINEETTE

A seconda che indichino un discorso diretto, un titolo (solo virgolette), un inciso, determinano, di conseguenza, una diversa lettura del testo.

PARENTESI

Si usano in genere per delimitare un inciso, precisare una citazione e in funzione dell’uso, il testo contenuto va letto con diversa intonazione della voce.

TRATTINO

Viene usato per sillabare una parola o per andare a capo ca-pi-to?

 

PER UN PUNTO MARTIN PERSE LA CAPPA!

Secondo la tradizione, che risale al XVI secolo, Martino era abate del monastero di Asello. Volendo abbellire la sua abbazia, decise di apporre sul portale principale un cartello di benvenuto che recitasse:

Porta patens esto. Nulli claudatur honesto, cioè

“La porta resti aperta. Non sia chiusa a nessun uomo onesto”

Il messaggio esprimeva generosità e carità davvero cristiane.

L’artigiano incaricato del lavoro, però, complice probabilmente la stanchezza o la distrazione, sbagliò la posizione del punto e scrisse:

Porta patens esto nulli. Claudatur honesto, cioè

“La porta non resti aperta per nessuno. Sia chiusa all'(uomo) onesto”.

I guai che tale errore procurò a Martino non si limitarono alla figuraccia. La notizia di un messaggio così contrario alla carità cristiana, infatti, raggiunse le alte sfere ecclesiastiche (e forse lo stesso Pontefice), le quali decretarono l’immediata sollevazione dell’abate, privandolo della cappa (cioè del mantello) che di tale dignità era simbolo.

A ricordare l’errore di Martino provvide il suo successore, che fece correggere il cartello inospitale completandolo con la frase

“Uno pro puncto caruit Martinus Asello”, cioè “Per un punto Martin perse la cappa!”.

I DITTONGHI

Sono l’insieme di due vocali che si fondono in un unico suono.

Es. FIATO, LIETO… (se le vocali sono tre parliamo di TRITTONGO)

Se le vocali non si fondono in un unico suono abbiamo lo IATO. In questo caso le vocali vanno pronunciate separatamente.

Es. AORTA, EROE…

Dividiamo le vocali in

FORTI = A – E – O

DEBOLI = I – U

Se una vocale debole incontra una vocale forte si forma dittongo;

se si incontrano due vocali deboli si forma dittongo;

se si incontrano due vocali forti si ha iato.

NB: nel caso del trittongo IUO il suono tende a diventare IO come nelle parole “figliuolo, tovagliuolo…” che si pronunciano “figliolo, tovagliolo…”.

Se in un dittongo viene a cadere l’accento sulla vocale debole, il dittongo non si forma.

Es. compagnìa, armonìa…

Per le altre eccezioni (ad es. scuola -> scolaro, cioè in questo caso è dittongo mobile), in caso di dubbi, si consulti il dizionario.