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11/05/2020 – Nuove attività per la DAD – Scuola dell’Infanzia

Ascolta le storie:

 


L’ape e la formica.

C’era una volta un’ape e una formica.  S’incontrarono sulle sponde di un ruscello, in una giornata di sole. Quando l’ape atterrò per scrutare da vicino la formica, quest’ultima le disse: «Beata te, che sai volare! Con quelle ali puoi innalzarti in aria, fin sopra al cielo; vedere i fiori dall’alto e guardare  ogni sfumatura di colore; puoi spostarti con leggerezza e oscillare tra i soffi del vento”.

« E tu allora? » rispose l’ape, « con quelle robuste zampine potresti scavare l’intera natura e rinchiuderla dentro se stessa! Sottoterra, dove ogni creatura ha una forma particolare e basta scavare più in fondo per raggiungere l’altra estremità del mondo».

I due insetti guardarono a lungo il loro riflesso nel ruscello. Una mite corrente faceva ondulare le loro forme che si contrapposero l’una sull’altra.
«Ehi!» balenò la formica folgorata da ciò che vide nell’acqua. «Potremmo scambiarci i nostri equipaggiamenti almeno un giorno.  Che ne pensi?» Così, i due insetti, decisero di provare ciò che nessuno, fin allora, aveva mai provato a fare.   La formica diede le sue zampine da scavatrice all’ape, e l’ape le regalò le sue ali.

La formica volò per ore: controvento, giri ad “U”, in picchiata, a pancia all’aria. Era felice, si sentiva libera e non più rilegata al mondo sotterraneo. I colori erano più vivi e strizzava gli occhi per così tanta luminosità. La nuova prospettiva nel vedere il mondo le dava un senso di potere.

Presa dalla curiosità, si appollaiò vicino ad un alveare e restò stupita dalla laboriosità delle api, che considerava inferiore soltanto a quella dei suoi simili. Voglio proprio provare a raccogliere il nettare anche io, pensò. Si posò su un fiore blu e, smuovendone i petali, una sostanza giallastra cominciò ad defluire dal bulbo, circondando ed inondando il corpo della formica. La formica cercò di contenere quel flusso di nettare con le sue robuste zampine, e fu soltanto allora che realizzò di averle date all’ape. Il suo minuto corpo si trovò ben presto sommerso sotto quel liquido appiccicoso, che arrivò fino alle ali, privando qualsiasi tipo di movimento. 
Per fortuna arrivò un ragno bravo che la liberò.

Intanto l’ape si preparava a scavare grossi buchi con le sue nuove zampette. Quando si sentì sufficientemente pronta, si scagliò con prepotenza verso un punto preciso. Non appena le zampe toccarono il terreno, si bloccarono quasi istantaneamente. Fu soltanto allora che l’ape realizzò che, sebbene la sua razza potesse volare nonostante le minute proporzioni delle ali rispetto al corpo, le zampette di una formica sono davvero troppo piccole rispetto al suo peso. Così,cadde e si fece male e interruppe il suo lavoro da formica. Le due amiche si incontrarono di nuovo vicino al ruscello, si scambiarono di nuovo gli equipaggiamenti e risero raccontando le avventure strane vissute in quel giorno particolare apprezzando le cose che ognuna di loro poteva fare.

 


 


L’ape capricciosa.

Un giorno Camilla, una piccola ape capricciosa, partì alla scoperta del mondo. Per prima incontrò una cavalletta, allora si rivolse alla regina, che era anche la sua madrina e le disse: “Oh, come mi piacerebbe saltare come lei! Per piacere, madrina, pensaci tu..”

La regina era anche una fata e non le fu difficile esaudire il desiderio. Camilla, diventata cavalletta, si mise a fare salti sempre più alti e si divertiva un sacco! Ma vide una farfalla che apriva le ali e spiccava il volo.

“Oh, come mi piacerebbe volare con ali così belle! Madrina, pensaci tu..” allora la regina la trasformò in farfalla.

Svolazzare qua e la le piaceva tantissimo, ma poi lei vide una coccinella e fu colpita dal suo corpicino rosso a puntini neri. Allora disse alla madrina: “oh, come mi piacerebbe essere una coccinella..” E Camilla diventò una coccinella. Le piaceva molto sentire il rumore delle sue ali mentre volava. Ma a un certo punto un’ape operaia con le zampine coperte di polline, aspirò il nettare di un fiore.

“Cosa stai facendo?” chiese Camilla.

“Faccio la scorta del nettare per fare il miele! Soltanto noi api siamo capaci di farlo!”

Allora Camilla disse: “Oh, come mi piacerebbe essere un’ape e fare il miele!”

La regina sorrise e la fece ridiventare la piccole ape di prima e da quel giorno Camilla diventò una piccola ape laboriosa e mai più desiderò essere diversa da quello che era!


 


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L’ape capricciosa 

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