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Pasqua

 

Ascolto della storia: Le uova di Pasqua del coniglietto

La notte di Pasqua, al chiaro di luna, un coniglietto cercava un posto per nascondere le uova di cioccolato vicino alla casa di due bambini. Come sarebbero stati contenti i  bambini di trovare piccole uova di cioccolato dappertutto!

Però il coniglietto non riusciva a trovare il posto adatto. L’erba era troppo bassa e non le avrebbe nascoste, i cespugli avevano i rami troppo in alto, gli alberi non avevano fessure abbastanza grandi.

Infine il coniglietto rinunciò a nascondere le uova fuori casa. “Lascerò il cestino e le uova in salotto” decise “Dal momento che fuori non le posso nascondere. Ormai è l’alba e devo sbrigarmi …”

Mentre stava per entrare in casa la luna tramontò e il sole spuntò. Allora il coniglietto vide quello che non aveva notato al chiaro di luna. Il prato era tutto coperto di fiori di croco bianchi, gialli e azzurri, che assomigliavano a tante uova colorate.

Era proprio un posto meraviglioso per nascondere le uova di Pasqua! Il coniglietto felice cominciò a disporre le sue uova tra l’erba, in mezzo ai fiori, ed esse non si distinguevano per niente dai fiori del prato.

Sembrava che d’improvviso i fiori sul prato si fossero moltiplicati. “Che sorpresa per i bambini, quando troveranno le uova!” pensò il coniglietto soddisfatto contemplando il prato.

A piccoli salti corse nella sua tana a dormire stanco e contento, mentre il sole saliva alto nel cielo e i bambini, sbadigliando, si svegliavano nel lieto giorno di Pasqua.

 

 

 

Ascolto della storia: Perché la gallina non ha le piume variopinte

Una volta una gallina aveva piume splendenti e variopinte come il gallo e magnifici bargigli corallini.

Venne la Pasqua e si diffuse la notizia che Gesù Nazareno era risorto. Piante ed animali per fargli festa decisero di offrirgli tutti un loro dono.

Il fagiano gli portò una lunga piuma verde e d’oro; il rosaio si coprì di fiori, la conchiglia offrì perle, l’usignolo una canzone. Persino il serpente a sonagli venne da Gesù suonando una strana musica.

La gallina non aveva che un uovo, il solito uovo di tutti i giorni e si vergognava a donargli una così povera cosa. Fosse stato almeno di zucchero o vivamente colorato!

Passò una fata di lì, una fata vanitosa, udì i suoi lamenti e volle aiutarla. Ella avrebbe tuffato l’uovo nel’arcobaleno, perché gli rubasse i suoi colori, ma in cambio la gallina doveva regalarle le sue piume variopinte per la veste della domenica e i bargigli per una collana. Accettato e fatto.

La gallina divenne una povera bestiola senza bellezza, ma l’uovo offerto a Gesù era bellissimo e pareva una gemma. Da allora il giorno di Pasqua si regalano ai bimbi uova meravigliose di zucchero e di cioccolato per ricordare la gallinella buona che voleva bene a Gesù.

 

Ascolto della storia: E’ Pasqua

“E’ Pasqua! È Pasqua!” hanno cantato in coro mille campane dalla voce d’oro.

Sulle chiesine e sulle cattedrali che dolci trilli e che ricami d’ali.

Le rondinelle intorno al campanile strillano “E’ pasqua!”

Aprile passa e ogni finestra infiora. Di fresche tinte il mondo si colora.

Nuvole rosa e nuvole d’argento sembrano i peschi e i mandorli nel vento e le farfalle tremule e cangianti sembrano grandi fiori palpitanti.

Aprono gli occhi gracili e stupite primule gialle e bianche margherite.

Le pratoline dal corpetto biondo strette per mano fanno il girotondo.

Bimbi ed agnelli giocano tra i fiori.

Una speranza nasce in tutti i cuori e tra gli squilli le corolle e i canti si sentono più buoni tutti quanti.

“E’ Pasqua, è Pasqua!” Canta la chiesina piccola e bianca in cima alla collina.

“Amatevi!” risponde il vasto coro delle campane dalla voce d’oro.

 

 

Ascolto della storia: Pasquino

Nei giorni che precedevano la Pasqua i quattro bambini decoravano le uova sode. Era una tradizione importante alla quale non avrebbero rinunciato per nessuna ragione. La preparazione cominciava con la scelta delle uova.

“Bianche devono essere, anche se tutti poi le dipingeranno!” diceva Leo. La seconda fase era la cottura delle uova. Orologio alla mano, i bambini controllavano che i minuti fossero proprio otto, per cuocerle a puntino. Poi le pescavano dall’acqua col mescolo bucato, le lasciavano raffreddare e le asciugavano con molta delicatezza per non screpolare il guscio.

Sul tavolo da lavoro, coperto da un foglio di plastica, erano allineati colori e pennelli. Le uova, appoggiate su un sostegno di cartone, venivano colorate e così assumevano un aspetto vivace e festoso. Quando tutte le uova erano dipinte i bambini le ponevano in un cestello e la mamma le prendeva in consegna. Il lavoro dei bambini era terminato ed essi già pensavano al gioco divertente a cui erano destinate quelle uova eccezionali. Infatti la sera del Sabato Santo la mamma scendevano in giardino con il cestello delle uova e le nascondevano tra l’erba, nei cespugli e in mezzo ai fiori.

Gianni girava a casaccio per tutto il giardino; Leo procedeva con metodo, cantuccio per cantuccio. I due piccini, Nino e Lillina, seguivano i fratelli e gridavano di gioia ogni volta che scovavano un uovo da soli.

Una volta, durante questa ricerca, Lillina vide qualcosa di giallo tra l’erba di un’aiuola. Allungò la manina, credendo si trattasse di un uovo, e sentì invece qualcosa di morbido e tiepido tra le dita.

“Un pulcino!-gridò – L’uovo ha fatto un pulcino!” Gianni lo guardò con aria di superiorità: “Non è l’uovo che fa il pulcino, è la gallina”.

“Dov’è il guscio?” chiese subito Leo. Ma il guscio non c’era.

“Il pulcino è nato da solo!” concluse allora Lillina mentre teneva la bestiola tra le mani.

In quel momento arrivò la mamma. “Non è un pulcino!- esclamò quando lo vide.- è un piccolo canarino sperduto”.

“Sarà caduto dal nido!” disse Nino. “I canarini non fanno i nidi sugli alberi nei nostri paesi- precisò Leo – Sarà fuggito da una gabbia e si dì sarà perso”.

“Lo possiamo tenere?” chiese Nino, “Lo metteremo in una gabbietta”. “No – esclamò Lillina. – Non lo sai che bisogna lasciare liberi gli uccelli?”

“Finirebbe in bocca al gatto – concluse la mamma, – il meglio per lui è tornare in gabbia!”

Così fu preparata una gabbietta e l’uccello vi fu messo con grande solennità. Fu chiamato Pasquino, perché era stato trovato il giorno di Pasqua.

 

 

Ascolto della storia: La leggenda del pettirosso

Mamma uccello, così come faceva ogni giorno, lasciò nel nido i suoi piccoli per andare a procurar loro il cibo. Mentre era in volo, vide sulla cima di un monte tre croci e tanta gente. Curiosa, si avvicinò e sulla croce centrale vide inchiodato un uomo con una corona di spine in testa: era Gesù. Fu presa da una grande tristezza nel vedere tanta cattiveria e cercò il modo di alleviare una sofferenza così grande. Si posò allora vicino alla testa di Gesù e col becco cercò di staccare la spina più grande. Ci riuscì, ma il suo petto si macchiò di sangue. Tornò al nido, raccontò ai figli quello che aveva visto e, mentre li abbracciava, macchiò di rosso anche il loro petto. Da quel giorno in poi, quegli uccellini si chiamano ” pettirosso “, in ricordo del gesto generoso di quella mamma.